sei
Sei la persona più schifosa del mondo.
Sei la persona che mi fa più male.
Sei veramente una gran testa di cazzo.
Sei un’enorme delusione.
Sei ipocrita, deficiente, altalenante, insufficiente in molto, carente in tutto.
Sei la persona più stupida sulla faccia della Terra.
Sei la somma di tutto ciò che c’è di sbagliato su questo pianeta che brucia e che spero si polverizzi domani.
Sei il risultato imperfetto di un mondo imperfetto.
Sei una giustificazione dopo l’altra.
Sei una serie di tentativi.
Sei uno sforzo continuo e infinito.
Sei un ragionamento in perpetua potenza.
Sei una persona viva.
Sei una persona che le prova tutte.
Sei una persona.
E a me dispiace davvero tanto che te ne sei dimenticata. E mi dispiace che a molte di queste cose ci hai creduto davvero. Mi dispiace infinitamente averti costretta a startene zitta in un angolo. Mi dispiace averti fatta sentire piccola così, mi dispiace averti fatto abbassare la testa e le orecchie, e per quando ti ho detto che le briciole erano l’unica cosa che meritavi. Mi dispiace averti fatto credere che per te potesse andare solo così, che non c’erano alternative. Mi dispiace che ti ho fatta diventare uno scheletro. Mi dispiace che sei dovuta rimanere funzionale anche quando proprio non funzionavi. Mi dispiace un sacco.
Mi dispiace pure che un po’ ti manca l’incrocio delle fughe del pavimento che hai fissato per mesi. Era così comodo. Era così comodo stare così immobile, ti concedeva la grazia di spegnerti per un attimo. Adesso invece è scomodissimo, non sai che farci con tutte queste cose, tutte queste prospettive, tutto questo futuro, tutte queste possibilità. Dove te le metti? Bisognerà fare spazio, e non è facile per niente, qua dentro non c’entra più manco uno spillo. Se vuoi vengo un pomeriggio e ti aiuto. Non compensa tutto quello che ti ho fatto passare, ma è qualcosa, e comunque non l’ho fatto apposta. Lo so, lo so. “Grazie al cazzo che non l’hai fatto apposta”, come dici sempre tu. “Sempre che l’hai fatto.”
E me ne prendo la responsabilità. Non mi frusterò la schiena per dimostrarti quanto mi dispiace, e so che neanche me lo stai chiedendo. L’unica cosa che posso fare è affacciarmi ogni tanto e ricordarti che sei davvero una persona che ne vale la pena. Non so se ci hai mai fatto caso, ma se alzi appena lo sguardo dall’incrocio delle fughe del pavimento, una ventina di centimetri sopra, c’è una scatola con tutte le cose più meravigliose che ti sono state date nel tempo. Al 99% sono bigliettini di auguri perché sei una vecchia romanticona, e poi c’è quell’album incredibile con quelle foto incredibili che ti ha dato la persona più incredibile dell’universo. C’è quella lettera che proprio non ti aspettavi che ti è arrivata, quella che ti ha fatta commuovere tantissimo. Per non parlare del regalo del tuo collega che si è ricordato di una cosa che avevi menzionato per caso settimane prima. E quella cosa incredibile che ti hanno fatto a mano proprio per te? E quell’altra lettera? Sì, lo so che non ci vuole tanto per farti scoppiare a piangere, ma ti rendi conto che ci sono persone che per due secondi hanno pensato specificatamente a te? Ahó! E svegliate!
La smetto, sento quel tuo sguardo pieno di “Ew, cringe” da qui. Che ti devo dire, sarà pure cringe riconoscere che sei amata, ma ti ricordi dov’eri l’anno scorso a quest’ora? Ecco, allora non aggiungo altro.
Tranne una cosa.
Scusa per tutto, Agné.
Agne.
O come ti pare.
Che co sto nome da vecchia c’hai pure fatto pace, alla fine.
E chi l’avrebbe mai detto?



