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Sono la persona più sbagliata in assoluto a usare questa metafora, ma segui il mio ragionamento. Hai presente i grafici con le linee? Quelli che al colloquio hai detto che sapevi fare, anche se per te ogni cella di Excel nasconde una bomba peggio che a Prato Fiorito, e quando ti parlano di formule l’unica cosa che ti viene in mente è “abracadabra”.
E hai presente che la curva dell’andamento va su su su e poi scende giù giù giù, e riva su e riscende giù, e le altre linee si intersecano in alcuni punti, che sono tipo dei nodi in cui si sovrappongono gli stessi dati?
Insomma, hai capito.
Ecco, io lo sapevo che questa sarebbe stata una questione di linee che a volte prendono il volo, a volte precipitano.
Quello che proprio non avevo preventivato era che il giù potesse raggiungere fondali inesplorati, e io non ho la maschera
non mi sono messa la muta da sub
non ho portato l’ossigeno
non ho niente
nessuno mi aveva detto che saremmo andati così a fondo
ehi basta fermate il gioco
non è più divertente
tiratemi su
dai è buio non si vede niente
ma qualcuno mi sente
dai raga ooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooh
Ecco, per me sarebbe molto facile descrivere quel fondale. Potrei tranquillamente lasciarci tutti coi lucciconi agli occhi se raccontassi dell’altro giorno quando il vuoto mi ha preso la pancia e ci ha affondato le unghie. Sarebbe molto poetico, se non fosse che da poetico a patetico il passo è breve.
No, qua si parla dei nodi. Di quando riesco a intersecarmi con le altre linee, che sono altalenanti tanto quanto la mia, perché ricordiamoci sempre che semo 8 miliardi e che siamo tutti uguali nella segreta, tacita convinzione di essere, in fondo, diversi da tutti gli altri. Quindi evita di pensare: “Ma magari sono solo io” perché fidati, GianPoetaMaledetto, non sei solo tu. Stai tranquillo che non sei solo tu.
È che noialtri abbiamo capito che ognuno viaggia sulla propria linea che va sususu e poi giùgiùgiù, ma abbiamo deciso di fare una cosa molto saggia. Che non è sperare ingenuamente di non precipitare mai. È intercettare il momento in cui la linea dell’altro si avvicina alla nostra, e lanciarci come trapezisti al circo. Certo, poi l’altro ti deve acchiappare perché se ti lascia cadere ti fai un male clamoroso, e quello è tutto un altro discorso.
Ma quando ti prende al volo e vi allacciate, e vedi che non molla la presa neanche quando a te sudano le mani, sei pesante, esausta e vorresti lasciarti cadere, ecco, lì il nodo che si crea compensa tutti i nodi in gola che ti sono venuti fino a quel momento. E non è facile, eh, perché devi scegliere di farti acchiappare e di acchiappare a tua volta, c’è da essere pronti e non pensare esclusivamente alla propria linea. Però a me quei nodi che si creano piacciono così tanto, ma così tanto, che mi va bene stare con gli occhi aperti e le braccia tese pure quando vedo a fatica e mi fa male tutto.
Che poi in realtà ‘sto delirio di grafici che non so nemmeno spiegare, del fondale e del circo me lo potevo pure risparmiare. Potevo dire semplicemente che è come un elettrocardiogramma, perché anche lì ci sono linee che fanno su e giù. E che alla fine sarà pure un andamento tremolante, ma almeno tutto ‘sto trambusto significa che non sei morto.
Ma a me le metafore me so’ sempre piaciute.

