nove
Se non si fosse capito, qui si parla esclusivamente, minuziosamente, verbosamente, lungamente, unicamente, sempre e solo di me.
Infatti è innegabile che, incredibile ma vero(simile), sto mille volte meglio.
Pensa come stavi!
Lasciamo perdere. È che per fortuna ho iniziato a vederci il lato tragicomico, come sempre alla fine, come sempre con me, come sempre quando c’è da fare un passetto più in là per evitare il vaso che sta cadendo dal 17esimo piano. Perché? E che altra opzione c’è, scusa?
E poi quest’anno… l’anno scorso, pardon, non ho solo fissato il pavimento con gli occhi intasati di lacrime. Cioè, per la maggior parte del tempo sì, ma ho oggettivamente fatto un sacco di cose che mi hanno evitato in zona Cesarini di trasformare l’autocompassione in autocommiserazione, e l’autocommiserazione nel tratto principale della mia personalità.
In ordine sparso:
Ho fatto un tatuaggio che rimandavo da appena dieci anni. Non era mai la priorità, eppure già esisteva nella forma nel significato nel dove. E alla fine la priorità gliel’ho creata.
Ho ripreso a guidare. Mi paralizzo quando devo svoltare a sinistra, ma ehi, il mondo è pieno di svolte a destra. Poi mi è scaduta la patente e ancora non l’ho rinnovata perché mi serve una scusa per dire che non posso guidare, ma giuro che lo faccio. Mi è scaduto anche il passaporto, e quello l’ho rinnovato subitissimo. Viaggi oltreoceano in programma? Zero.
Ho ricevuto una mail in cui si diceva che un mio racconto sarebbe finito in un libricino e sono andata in giro sventolandolo manco avessi vinto il Premio Strega.
Ho trovato un brand di lenti a contatto che riesco a sopportare sugli occhi, quindi ho imparato a mettere le lenti a contatto, anche se le porto poco perché non c’è molto da vedere.
Ho incontrato un sacco di persone bellissime perché mi sono spinta a incontrare un sacco di persone bellissime.
Ho addirittura stretto rapporti con suddette persone bellissime perché mi sono costretta a fare qualcosa per stringere rapporti con suddette persone bellissime.
Ho capito che queste persone bellissime mi vogliono nella loro vita esattamente così come sono, perché sono io. Io! Capito? Proprio io!
Ho finito la terapia (solo perché la psicologa è in maternità ti prego torna mi manchi ti scongiuro non sai quant’è difficile), quindi ho iniziato la palestra. Non ho ancora capito se mi sta facendo bene, so solo che costa molto meno ma piango uguale.
Ho iniziato un nuovo lavoro in cui non ho voglia di scappare dopo sei mesi. E anche lì le persone sono contente di vedermi! Ma ci rendiamo conto?! E ho pure stretto amicizia! Like, who even is this person?
Ho sfondato i miei limiti con un bulldozer, poi sono tornata di soppiatto a ricostruire un muretto a secco perché non è che ne valga sempre la pena, eh. Poi fate voi.
Ho continuato a studiare tedesco, poi ho abbandonato perché il pavimento era diventato particolarmente attraente, poi ho ripreso perché ich bin kein Weichei e nessuno osi dire il contrario. Mi sa che lo devo mettere al femminile e con quello ho ancora dei problemi, ma il senso c’è.
Ho detto sì quando c’era da dire di sì, anche se ha fatto un male cane.
Ho detto no quando c’era da dire di no, anche se ha fatto un male bestia.
Questa non è una storia di rinascita, non è una storia di risalita e di certo non è una storia di ripresa. Per carità, non è neanche una morale. Ma m’hai visto in faccia?
Al massimo è una storia di sopravvivenza quotidiana, fatta male, un po’ a tentoni, ma fatta.
È per raccontare com’è andata e raccontarmi come non deve più andare. È per dimostrarmi quanto, contro ogni mia previsione, sono in grado di fare tutto anche quando metto in discussione tutto.
E mica te l’ho chiesto io, di metterti in discussione. Allora vedi che non hai capito?
Ma vaffanculo, va’.



❤️🩹 ❤️🩹 ❤️🩹